giovedì 18 gennaio 2018

La Shoah delle ragazze

Tra i mille libri che mi costrinsero a leggere durante gli anni dell’obbligo scolastico, quello che ha contribuito a rendermi compulsiva ed onnivora fu Se questo è un uomo. La lettura di Levi provocò in me tantissimi interrogativi e domande che mi trasformarono in una lettrice esigente, attenta e a volte anche leggermente spocchiosa. Tanto e tale fu l’impatto di confrontarmi con quel periodo storico, che mi feci regalare un ciondolo con la stella di David che ho portato al collo per tanto tempo. Quando mi chiedevano se fossi ebrea rispondevo, con l’innocente orgoglio dei 16 anni, che non lo ero ma condividevo le sofferenze del popolo ebraico. Questo breve incipit di natura personale per far capire che questo articolo è molto vissuto e sentito.
Solo nel 2005 venne identificato il 27 gennaio, giorno in cui l’Armata Rossa liberò il campo di Auschwitz, per ricordare la Shoah. Venne così istituita la Giornata della memoria e da allora tutti i bambini e ragazzi delle scuole dell’obbligo devono confrontarsi per molti giorni, spesso senza essere stati adeguatamente preparati emozionalmente, con libri pensati per loro, almeno a livello editoriale. Credo non sia facile parlare della Shoah con i ragazzi e credo addirittura possa essere controproducente alcune volte. Quando mi sono imbattuta in Matteo Corradini me ne sono innamorata. Matteo si occupa di didattica della memoria e grazie ai suoi libri, è davvero possibile far scattare nei ragazzi quell'empatia necessaria a fargli capire che gli avvenimenti che gli raccontiamo, anche se per loro sono lontani nel tempo, sono accaduti a ragazzi e bambini coetanei e che dietro ad ogni angolo, dietro ad ogni negazione dell’altro, dietro ad ogni esclusione si nasconde un’ombra.
Anche questa volta amo Cuneo per aver organizzato, sia per i ragazzi che per gli adulti, un appuntamento per farci riflettere. La Shoah delle ragazze è un progetto curato da Matteo Corradini con il quale si darà voce alle parole di quattro ragazze: Anne Frank, Esther (Etty) Hillesum, Ilse Weber e Inge Auerbacher. “Quattro bambine, ragazze, donne diverse accomunate solo dal dolore e dalla voglia di uscirne. Quattro storie parallele nella storia della Shoah, con parole che si richiamano e ritornano”.  
L’evento verrà replicato tre volte venerdì 19 gennaio all’interno del Cinema Monviso. I primi due appuntamenti delle 9.00 e delle 11.00 sono rivolti alle scuole. Il terzo alle 18.00 è gratuito ed aperto al pubblico ma è necessario prenotare il proprio posto iscrivendosi all'evento. Il biglietto che verrà inviato via mail garantirà l'accesso alla sala (consentito fino ad esaurimento posti) fino a cinque minuti prima dell'inizio dello spettacolo, quindi entro le ore 17.55. Dopo tale orario, i posti che risulteranno non utilizzati saranno messi nuovamente a disposizione del pubblico che si presenterà in sede senza aver prenotato. Purtroppo visto la quantità dei biglietti rimasti nel momento di redazione del presente articolo che avrei voluto programmare almeno la scorsa settimana, temo molti di voi non potranno trovare i biglietti.

“Di sicuro la lontananza tra loro [i ragazzi] e questi eventi della storia è molto forte, più forte di quello che sentiamo noi, perché noi in qualche modo, noi della mia generazione abbiamo avuto la possibilità anche di incontrare dei Testimoni di ascoltare la storia da una posizione più privilegiata probabilmente. E invece per loro, per molti di loro, per molti ragazzi la storia e la Shoah sono degli episodi lontani nel tempo, come episodi di due tremila anni fa probabilmente.Allora il rischio è che li sentano davvero lontani; allora credo che una delle possibilità sia proprio quella di passare attraverso le storie personali e le storie spesso sono quelle che ti lasciano più segni addosso sono anche quelle in cui possiamo trovare qualcosa di noi.
Le storie dei loro coetanei per esempio sono importanti; se un ragazzo a 11 anni legge che cosa è successo a un ragazzo di 11 anni 70 anni fa, forse riesce a capire qualcosa, se una traccia di quello che successo può rimanergli dentro.
Io non uso mai la parola identificazione perché credo sia impossibile identificarsi in una persona che ha sofferto nella Shoah e nessuno libro potrà mai aiutarci a farlo e nemmeno nessun laboratorio di didattica della memoria deve aiutare i ragazzi a identificarsi perché così sarebbe poco rispettoso di chi ha sofferto per davvero però avvicinarsi con gli occhi più aperti quello è una cosa che si può fare”.
(Matteo Corradini)




venerdì 12 gennaio 2018

Equilibrium : bellezza naturale nel centro di Cuneo

Nel centro storico di Cuneo, praticamente di fronte al nuovo locale di tendenza di cui parlerò presto, si trova un piccolo ma delizioso centro estetico il cui nome riflette quello che regala: Equilibrium. Appena spinto il portone, si entra nell'androne del palazzo e la porta davanti a noi, oltre la colonna, ospita il centro. Il locale è arredato con semplicità: davanti al divano su cui attendo di entrare nella cabina per il trattamento, un albero, in sottofondo una musica rilassante, nell'aria il profumo di essenze. Il centro è ricavato da locali storici che amplificano l’idea di trovarsi a casa, con una cara amica. Elena è rilassata, tranquilla, oserei dire zen e fidarsi di lei è naturale e spontaneo. Chiacchierando amichevolmente, si intuisce chiaramente che non ha aperto un centro estetico bio perché va di moda in questo periodo ma perché fa parte di un suo percorso di vita che non si esaurisce con la cosmetica. Mi trovo davanti una giovane donna che ha riscoperto la gioia di assecondare il ritmo delle stagioni, di rispettare il nostro corpo e il nostro spirito, di accettare i nostri limiti e la nostra bellezza naturale, di trovare intorno ma soprattutto dentro di noi l’equilibrio giusto e l’armonia. 
Scopro il centro per caso, non me ne parla nessuno, ma ricordo di averne letto su una pubblicità esposta nel negozio di Margherita. Comincio a seguire la pagina Facebook e quando compare la notizia che è possibile provare la manicure giapponese ad un prezzo di lancio, decido di prenotare un appuntamento. È un sabato mattina di ottobre quando seguo alla lettera le istruzioni di Elena per raggiungere il suo centro. Parcheggio la macchina al Foro Boario, attraverso la piazza, arrivo sino alla pizzeria Capri e poi svolto a sinistra in Via Fossano: il portone del palazzo che ospita il centro è subito dopo l’incrocio con Via Caraglio sulla sinistra, di fronte al locale "Al 37" [di cui presto farò una recensione]. Elena ha un bellissimo sorriso, mi fa accomodare nel piccolo vestibolo del centro mentre prepara la cabina; quando entro, noto il soffitto, il caminetto in un angolo, lo spazio sfruttato al massimo, il materiale da lavoro disposto ordinatamente. Chiedo informazioni sul trattamento e le spiegazioni sono esaurienti e precise. Durante la manicure Elena utilizza un piccolo kit dai colori pastello. Mi spiega che la lucidatura dell’unghia viene effettuata con ingredienti totalmente naturali come il ginseng e la cera api che proteggono le unghie con un film protettivo. Dopo aver spinto le pellicine con un bastoncino, comincia la limatura del bordo, seguita dall'applicazione della cera prelevata da una ciotolina del kit con una piccola spatola. Poi Elena spolvera ogni l’unghia con una polvere che contiene silicio, zinco, vitamina A;E, H e la provitamina B5 e poi la lucida nuovamente. Il risultato oltre che eccezionale per lucidità, è naturale e duraturo quindi penso che ripeterò l’esperienza. 
Da brava genovese ho memorizzato, il nome del kit che è stato utilizzato e l’ho trovato su Internet ad un costo che si aggira intorno ai 50 € Non credo che lo comprerò perché il trattamento è stato una vera coccola che mi sono regalata in un ambiente confortevole ed amichevole e che penso di ripetere mensilmente.
Equilibrium non è il primo centro estetico bio che scopro nella Granda ma è il primo di cui vi parlo perché ho deciso di aggiungere al blog una serie di articoli che raccontano luoghi e dei locali che conosco, piuttosto che limitarmi ad indicare gli avvenimenti o gli appuntamenti nel territorio.
Il centro è aperto il martedì, giovedì e venerdì dalle ore 9.00 alle 19.30, il sabato chiude alle 18.30, il mercoledì l’orario continuato si spinge sino alle 22.00 ma dalle 12.00. Il sito Internet è molto curato e sono presenti indicazioni sulle tipologie di trattamenti effettuati nel centro, con relativo tariffario. Forse da migliorare con aggiornamenti la pagina dedicata alle offerte, molto apprezzabile che venga dedicato uno spazio anche abbastanza ampio al concept del centro, alla filosofia che muove Elena e alla sua storia. Molto delicate e poetiche le immagini che sono state scelte e che riflettono l’atmosfera che si respira in questo piccolo centro estetico.
Per i cittadini della Granda, abituati a parcheggiare quasi sempre a pochi metri dalla destinazione, può non essere comodo ma vi assicuro che sono appena 5 minuti a piedi dal Foro Boario dove è sempre molto semplice trovare un parcheggio in orario non di punta.


Crediti sulle immagini: Tutte le immagini sono state ricavate dal sito http://www.equilibrium-cn.it

venerdì 5 gennaio 2018

La Panetteria Guido Basso a Cuneo

“Vi è mai capitato di percorrere le deserte vie di un borgo alle prime luci dell’alba? Se sì sicuramente siete stati attratti da un inconfondibile profumo che sa di vita. Indica che c’è qualcuno che con il proprio lavoro sta pensando alla comunità; ci segnala che quelle case del borgo hanno una storia e soprattutto un futuro”.
Questo l’inizio dell’introduzione, scritta da Piero Rigucci, presidente dell’Associazione Panificatori Cuneo, ad uno dei libri citati a fine articolo (Panatè). 
Una delle prime cose che ho notato da immigrata ligure, sulla cui tavola natia non mancava mai una bella “sleppa” di focaccia o una pagnotta “marinara”, è stata l’impossibilità di trovare una buona qualità di pane, che durasse nei giorni, fosse gustoso e avesse caratteristiche legate alla provincia che mi ospita. L’immagine della Granda che ho maturato nei quattro anni di pendolarismo era il riflesso di un forte radicamento con il territorio, ai grandi spazi che circondano la città ed ogni centro abitato, all'operosità dei cuneesi che dall'alba al tramonto, curano e coltivano i campi, allevano bestiame, mentre il mondo intorno sembra accelerare a dismisura, sostituendo il concreto con l’astratto. Sarà perché la realtà in cui ho vissuto sino a due anni fa è così diversa, complice anche una conformazione del terreno che ha costretto i miei antenati a costruire terrazzamenti per strappare pochi ettari alla collina, ammetto di continuare ad osservare con stupore tutto questo lavorio nei campi anche se so che il cuneese continua ad essere anche in questo secolo il granaio del Piemonte.
A causa di quanto avevo osservato (ed osservo quotidianamente) mi aspettavo che il pane fosse buono ovunque, saporito, fragrante, particolare. Dopo quasi due anni da cittadina della Granda ammetto di non aver ancora trovato, almeno sotto casa, il panificio del mio cuore ma di essermi imbattuta molto spesso in pane stoppaccioso che si indurisce dopo un giorno e che può essere riutilizzato solo trasformandolo in pan grattato o panzanella. Questo mi dispiace perché sono sempre stata una grande consumatrice di pane perché il suo odore, la sua consistenza, il suo sapore mi fanno stare bene, mi rendono felice. Forse perché appartengo alla generazione che faceva merenda con una fetta di pane con un cucchiaino d’olio, ma non c’è niente di più buono del pane…quando è buono però. 
La scoperta dei due testi di cui vi parlo in questo articolo mi ha portata alla scoperta di forni (e mulini) nel cuneese che utilizzano ancora forni a legna. Ci tengo a sottolineare che non voglio denigrare l’operato degli altri panificatori della Granda ma questi forni hanno qualcosa di speciale e di magico e in quest’epoca di massificazione e globalizzazione trovo che recuperare l’unicità e la particolarità sia un enorme valore e vada rispettato e salvaguardato. Conoscevo già il forno a legna dei Tetti di Dronero, addirittura portavo spesso a casa in Liguria intere pagnotte per farlo assaggiare…così come dalla Liguria continuo a portare la focaccia ai colleghi, perché è bello scoprire nuovi sapori ed odori, perché anche i sapori parlano del territorio e della vita quotidiana. Ma il blog si chiama Io amo Cuneo ed anche se i lettori sanno che mi piace spaziare anche su altre realtà della Granda, in questo articolo parlerò soltanto di uno dei forni di questa città. 
In Via Santa Maria, nel centro di Cuneo, si trova uno dei forni più antichi della città, l’unico con il forno a legna costruito a fine Ottocento: la Panetteria Guido Basso. Il panificio è aperto dal lunedì al sabato dalle 7.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.30. I giorni di chiusura sono la domenica e il giovedì pomeriggio. Accanto alla produzione di töponin, navet, todeschin biscottate, rubatà e grissini, quasi ogni giorno della settimana è dedicato alla produzione speciale: lunedì integrale di grano, martedì farro, avena, segale, mercoledì amarabnt, giovedì camut, venerdì 5 cereali e orzo. Dovete dimenticare l’auto se volete raggiungere la panetteria della famiglia Basso. Non parcheggiate l’auto vicino, magari sul Lungostura ma godetevi una bella passeggiata nella splendida via Roma. Poi, appena passato il Comune, svoltate a sinistra e respirate. L’odore del pane appena fatto, soprattutto al mattino, arriva sino all'incrocio con questa piccola via sovrastata dalla tettoia voluta dal consiglio comunale nel 1844 al fine di garantire la continuità del passaggio coperto sino alla piazza delle uve, ora piazza Virginio. L’interno del panificio con le travi di legno a vista, mi ha scaraventata in un film di Fellini, all'Italia che era, quell'Italia di cui ho poca memoria perché ero piccola, ma mi riempie la mente di suggestioni: immagini, parole, suoni rumori di un passato che è ancora presente. Confesso di aver sperato di trovare qui una focaccia simile a quella ligure, ma anche se la qualità è sicuramente migliore di quella degli altri panifici provati sino ad ora, è bel lontana dagli standard a cui ero abituata. Il pane, invece, lo trovo buonissimo: morbido, soffice, profumato, com'era il pane appena sfornato di quando ero bambina.

"Terra, acqua, aria, fuoco: i quattro elementi primordiali si incontrano nel cibo primordiale della storia umana: il pane. Un poema, possiamo dire, cui hanno messo mano cielo e terra". (Cesare Marchi) 

 Bibliografia minima: 
Foco, Giovanna, Panaté : guida ai forni a legna nella provincia di Cuneo : non di solo pane. - Dronero : I Libri della Bussola, stampa 2008.
Restifo, Adriano, Forni a legna e mulini a pietra nel cuneese : un viaggio nel tempo ed un bene da difendere. - [S.l. : s.n.], stampa 2011 (Cuneo : EDIFY)


[Crediti sulle immagini. Le immagini del’interno della Panetteria Guido Basso sono tratte dal volume Panatè]



venerdì 29 dicembre 2017

Buon inizio

Fine anno, tempo di bilanci.
Il blog Io amo Cuneo ha compiuto il 20 novembre un anno e mezzo. Non riesco a ricordare in quale momento io abbia deciso di dare una cadenza regolare ai post, ma ricordo esattamente il giorno in cui scrissi il primo articolo: 20 maggio 2016. Di lì ad un mese sarebbe iniziata per me una nuova avventura lavorativa che pensavo avrebbe avuto una data di scadenza. Dopo tanti anni di pendolarismo amoroso, di scoperte e conferme, di stanchezza e rinunce, potevo finalmente ricominciare ad assaporare la gioia di fermarmi in un posto e cominciare a sentirlo “casa”. Perché iniziare un blog su Cuneo? Perché mentre scoprivo la città nei fine settimana, avevo incominciato ad amarla e rispettarla, perché in questo spazio immateriale che è la rete, mi sembrava mancasse una dichiarazione d’amore a questa grande provincia, così diversa dalla mia Liguria, ma non meno affascinante ed unica. Perché mi ero ripromessa che se mai fossi arrivata, il blog Io amo Cuneo sarebbe nato.
All'inizio scrivevo poco e di getto, su piccoli episodi che mi capitavano. Complice l’ansia di un ambiente di lavoro nuovo, in cui nessuno sapeva chi fossi o fosse a conoscenza del bagaglio professionale che portavo con me, non riuscivo a scrivere più di poche righe. Credo abbia influito anche una sorta di analfabetismo di ritorno alla scrittura. Erano anni che non mi sedevo più per scrivere qualcosa di personale, che raccontasse il vissuto, le cose belle, gli incontri fatti. Non so se si è notato: raramente le recensioni di locali che ho fatto sono state delle stroncature. Ho segnalato alcune volte prezzi eccessivi (per il mio modo di vedere e percepire il prodotto finale) ma non me la sono mai sentita di scrivere brutte recensioni perché nell'occasione che ho avuto di ricominciare da capo, ho cercato (e cerco) di lasciare il “mugugno genovese” un po’ sopito, almeno qui.
Ringrazio Cuneo e il mio blog per riflesso per avermi costretta (e spronata) a continuare perché mi rilassa sedermi e raccontare, perché spero che un domani, se qualcuno verrà a Cuneo potrà avere un punto di vista diverso. Ci sono tante cose di cui non ho ancora scritto e che mi sono sembrate strane quando sono arrivata: la quantità esagerata di quotidiani locali, il campanilismo estremo, il podismo praticato con temperature polari ma raramente in estate, i vicini della prima casa in cui ho vissuto con la pila frontale e la tenuta da corsa da ottobre a marzo, i trattori sulla strada, la guida pericolosa degli automobilisti sulle provinciali, il ricordo dei Savoia che torna in molte conversazioni, il dialetto usato così prepotentemente anche in ambiente lavorativo. Quello che ho notato è per dissonanza con la realtà con cui ho vissuto per la maggior parte della mia vita e che, fino a poco tempo fa, reputavo "normale", là dove questa parola non significa ovviamente nulla ma è sempre e comunque vincolata dal nostro vissuto. E pensare che quando ho iniziato a scrivere questo articolo volevo dare dei numeri e fare una specie di statistica; credo mi sia sfuggito il bandolo della matassa che tengo in mano. 
Allora inseriamoli dei numeri in questo articolo inutile.
Articoli scritti sino ad oggi (compreso questo): 58, quindi una media di 3 post al mese, che a vederlo scritto mi pare un numero alto perchè la media che sto tenendo adesso è di un post a settimana, ma mi sono presa una pausa di molti mesi durante l'estate. Non ricordo quando avevo cominciato a pubblicare due post a settimana ma tra scrivere e vivere la Granda, dovendo conciliare tutto con un lavoro full-time, ho preferito la seconda. 
Il post più letto è quello di recensione di un libro che ho amato al primo sguardo e che consulto e rileggo spesso: Cuneo: sei itinerari per scoprire la città. I due post meno letti sono, a pari merito, quello sulla guida pericolosa e sulla bagna cauda, che non riesco a farmi piacere ma che mi perseguita come il mio peggior incubo. A rileggerli adesso fanno anche tenerezza perchè sono delle riflessioni di poche righe che registrano qualcosa che non conoscevo. Mi ha sempre stupito, visionando le statistiche, il contatore alto collegato all'articolo sul negozio di Genola che oggi riscriverei diversamente perchè non riporta nessuna informazione davvero utile sul negozio: mancano gli orari di apertura, la descrizione dettagliata dell'interno del negozio, le impressioni generali.
Scriverò sempre su Io amo Cuneo? Non lo so ma ogni angolo che scopro, ogni cosa bella che vedo, fa nascere in me il desiderio di permettere anche ad altri di vivere la stessa esperienza, di non perdere l'occasione. 
E se auguro un buon inizio a tutti, voglio ringraziare i giornalisti del mensile + eventi che mi hanno accompagnata per mano in questi anni, dicendomi dove andare, cosa fare, aiutandomi a scegliere il miglior percorso in bicicletta o a piedi. Senza di loro forse non avrei mai amato così tanto Cuneo. Mi mancherete. 😥



giovedì 21 dicembre 2017

Cuneo : visitando Santa Croce


Sabato 16 dicembre, grazie alla segnalazione di un’omonima (che pubblicamente ringrazio) ho partecipato ad una visita che mi ha permesso di viaggiare nel tempo percorrendo a piedi il centro storico di Cuneo. Alludo all'itinerario che include anche la visita della meravigliosa chiesa di Santa Croce, quasi interamente restaurata e restituita alla città il 1°dicembre di quest'anno. Questo bel percorso, inaugurato in concomitanza con la riapertura della chiesa, verrà effettuato tutti i sabati sino alla fine del mese di gennaio. Sarà possibile rivivere più di due secoli di storia di Cuneo attraverso i racconti della guida anche in prossimità delle festività. Le visite, guidate e gratuite, sono infatti previste anche sabato 23 e 30 dicembre e sabato 6 gennaio oltre che per i restanti sabati del mese di gennaio (13, 20 e 27). L'iniziativa conclude le celebrazioni del bicentenario della diocesi di Cuneo che, grazie alla sinergia di più attori, ha permesso anche il riallestimento del tesoro del Capitolo e del Duomo, comprensiva di restauro delle tele delle corporazioni medievali dell’antica cattedrale, il rinnovamento dell'archivio e della biblioteca della diocesi. Tutti questi aspetti ci verranno fatti notare durante la visita che parte dalla Cattedrale. In  Santa Maria del Bosco il nostro sguardo si sofferma sulle teche che ospitano il reliquario e gli arredi liturgici che adesso è possibile osservare da vicino grazie alla nuova sistemazione. Si intuisce l'aspetto che assumerà la Cattedrale una volta completato l'adeguamento liturgico, visionando il plastico conservato all'interno di Santa Croce. Mentre la voce di Ilaria, la nostra guida, evoca assedi, corporazioni e santi il nostro sguardo spazia sulla magnificenza che ci circonda. Dopo circa trenta minuti immersi nella storia lasciamo la chiesa e dopo aver attraversato via Roma, giungiamo in San Sebastiano in contrada Mondovì, dove hanno trovato spazio molti dei dipinti che prima erano conservati nei magazzini della Cattedrale.
Verso le 16.00 raggiungiamo Santa Croce, la cui collocazione trasversale permette di ricavare un piccolo sagrato  antistante. Il ricordo che avevo di questa chiesa risaliva a due anni fa quando, durante le giornate FAI, era stato possibile vederne una parte. Ricordo ancora i ponteggi, la copertura della maggior parte dell'interno e non mi vergogno di affermare che non ero preparata a tutta questa magnificenza. Non ho mai adorato il barocco, ma qui sono rimasta a bocca aperta: la chiesa è semplicemente meravigliosa e non si smetterebbe mai di guardarla. Quando poi Ilaria ci spiega che la prima parte del lavoro fu affidata a Domenico Beltramelli che realizzò tutti gli stucchi presenti, si comprende come ogni pittura, ogni statua, ogni stucco riesca ad integrarsi e completarsi. Inserito nel grande coro ligneo, che riusciva ad ospitare sino a settanta confratelli, spicca la cattedra di San Bernardino, opera del quattrocento. Il restauro di Santa Croce dimostra che quando si collabora e si dimenticano inutili rivalità molte cose diventano possibili. Ho trovato interessante la visione del filmato in cui si intravedono le fasi del restauro, che abbiamo visionato nell'ultima tappa del nostro itinerario: Sant'Ambrogio, restituita ai cuneesi a fine ottobre di quest'anno dopo il restauro della facciata. Non potevo sapere che tra le chiese della città questa è la meno amata dai suoi abitanti, sopratutto per i colori della facciata esterna che in fase di restauro si sono rivelati originali. Io amo Cuneo in ogni suo angolo, in ogni suo mattone, forse perchè la vedo con occhi sempre nuovi, scoprendola giorno dopo giorno e proprio per questo adoro queste iniziative che  permettono di apprezzare particolari su cui non ci si era soffermati. Avrei potuto raccontarvi di più sulla visita ma vi avrei privato del piacere di poter ascoltare i racconti in prima persona. Come vi dicevo sono previste visite guidate e gratuite sino alla fine del mese di gennaio. E' buona norma prenotare ma è possibile anche presentarsi davanti alla Cattedrale alle ore 15.00 e si verrà comunque accolti, se il numero di visitatori lo permette.
Le prenotazioni possono essere effettuate attraverso il portale Eventbrite, via mail all'indirizzo info@museodiocesanocuneo.it o telefonando al numero 0171480612 (martedì e giovedì dalle 9.00 alle 17.00). Le prenotazioni si chiudono il giorno precedente l'itinerario fino a esaurimento posti (massimo 30 persone per gruppo). Nel momento in cui sto scrivendo risultano già esauriti i posti per sabato 20 gennaio.
Indipendentemente dalla visita è possibile visitare liberamente Santa Croce sabato 23 e 30 dicembre, e sabato 6, 13, 20 e 27 gennaio.  Nel caso foste un gruppo di amici, durante la visita, Ilaria ci ha consigliato di contattare il Museo Diocesano per concordare aperture straordinarie  suggerendo la sera per la particolare attrattiva della luce all'interno di Santa Croce.
Oltre alle fotografie scattate durante la visita, inserisco un video tratto dal portale del Museo diffuso cuneese, che contiene moltissime informazioni ed immagini che potranno accontentare chi, vivendo lontano da Cuneo, non potrà partecipare a questa bellissima iniziativa.




















venerdì 15 dicembre 2017

La bottega di Anita


A Savigliano, piccola città dalle mille attrattive quasi al centro della Granda, opera e lavora Anita, una ragazza solare e positiva che crea oggetti unici e meravigliosi.La vetrina del suo laboratorio artigianale non si trova in un negozio fisico ma occupa una stanza della sua casa e due spazi virtuali: un bel sito e l’immancabile pagina FB. Penso di essermi imbattuta per la prima volta nella sua pagina con una ricerca classica su google. Probabilmente una delle parole chiave digitate era stata “triskel” perché i primi ricordi che ho dei suoi oggetti è legato ad un bellissimo sottopentola/quadro tondo interamente inciso nel legno con il simbolo del triskele che pochi mesi più tardi ho ricevuto in dono dai colleghi e che avevo visto nella vetrina dei suoi oggetti su FB poco prima. Alcune volte penso che il caso non esista perché la mia strada si sarebbe comunque incontrata con Anita quando una persona che frequento quotidianamente mi ha mostrato un portachiavi in legno a forma di conchiglia simbolo del cammino di Santiago di Compostela, inciso da Anita. Sì perché questa giovane artigiana non solo produce e crea oggetti legati al suo vissuto ma da un’emozione, un pensiero, un’idea altrui è in grado di ricavare pezzi unici e speciali che sembrano contenere anche il sentimento e l’amore di chi li ha donati. Per quanto mi riguarda, due Natali fa, le avevo chiesto di realizzare un quadretto di benvenuto che riportava la scritta incisa sulla porta di Durin: “Dite amici ed entrate”. Non solo Anita da quell'idea e dalle indicazioni sommarie che le ho dato ha realizzato un pezzo unico ma lo ha fatto con passione ed amore, l’amore con il quale infonde i bellissimi gioielli della linea Ho'oponopono. Onestamente non ne avevo mai sentito parlare e sono semplicemente rimasta abbagliata dalla foggia degli anelli e delle collane che avevo visto esposte nella sua bottega. Anita non ha lesinato le spiegazioni e mi sono sentita infondere da energie positive, perché anche questo è questa ragazza, un’onda di bontà che si riflette in quello che dice e in quello che fa. I suoi oggetti per questo sono speciali, non sono delle semplici suppellettili, ma hanno un significato, un’anima. Nella sua bottega potete trovare cornici, taglieri, sotto-pentole, vasi, orecchini, bracciali,ciondoli, pannelli decorativi, portafoto, scatole, bauletti, orologi da parete, portagioie e spazzole in buona sostanza tutti oggetti in legno su cui sia possibile effettuare incisioni ed intagli. Essendo un’attività artigianale svolta nel tempo libero, nel caso vi avessi incuriosito con questo piccolo articolo e foste rimasti affascinati dagli oggetti che compaiono sul sito o sulla pagina FB, vi invito ad avvicinarvi alla bottega con lo stesso spirito di ammirazione e rispetto che provavano i fiorentini entrando nella fucina di idee del Verrocchio perché questo è il suo angolo. I prezzi degli oggetti, unici perché artigianali, è più che onesto e se avete in mente qualcosa che ancora non esiste la giovane saviglianese sarà sicuramente in grado di produrlo perché quello che è nel vostro cuore diventa reale e tangibile sotto le sue abili mani.  

[Crediti sulle immagini: tutte le immagini presenti nel collage sono state ricavate dalla pagina Facebook indicata sopra]


venerdì 8 dicembre 2017

Prepariamoci al Natale

Questo articolo sarà molto diverso da quelli a ci siete abituati perché saranno presenti moltissime fotografie. L’idea mi è venuta durante Scrittori in Città quando, in pieno centro Cuneo, mi sono imbattuta in un temporary store interamente dedicato al Natale. Oggi è l’ 8 dicembre, la data in cui secondo tradizione, prepariamo l’albero di Natale o il presepe nelle nostre case, forse Milano e Bari anticipano di un paio di giorni per ricordare i santi patroni delle città (Sant'Ambrogio e San Nicola) e cade di venerdì, giorno deputato all'uscita di nuovi articoli, quindi quale migliore occasione che scrivere del Natale?!?
Nonostante io sia la parente più prossima del Grinch, da un paio di anni a questa parte, ho maturato un’insana passione per gli addobbi natalizi e anche sul lavoro dall’8 dicembre in poi cominciano a comparire piccoli alberelli, lucine e, alcuni anni, anche cappellini natalizi. Ricordo un paio di anni fa quando il budget non permetteva di fare acquisti, ci si era dedicati al riciclo creativo creando delle ghirlande ed addobbi molto carini. Se si hanno a disposizioni pochi euro e si vogliono disseminare addobbi qua e là per casa, il negozio temporaneo che ha aperto in Piazza Galimberti, al n. 10 fa al caso vostro. Mai viste palline di così tanti colori e fogge, addobbi anche a poco prezzo ma di effetto. Il negozio è abbastanza caotico e suppongo che durante il mese di dicembre lo sarà ancora di più perché su tutta la merce esposta sono attaccati dei cartellini (che io chiamo specchietti per le allodole) che ammiccano allo sconto applicato. In realtà dopo aver acquistato (perché ovviamente qualcosa ho acquistato) dallo scontrino emesso ho capito che il negozio temporaneo altri non è che Maison et Cadeaux, ospitato a Cuneo all’interno del Big Store.
Nella vetrina del negozio Fantasie d’Oriente, sempre a Cuneo, in Via Amedeo Secondo 9, ho sbirciato invece dei piccoli presepi di terracotta, di cui vi lascio una fotografia, economici ma molto particolari che mai avevo visto se non nel negozio di cui vi parlo dopo.
Di ben altra levatura è il piccolo negozio in contrada Mondovì che sembra uscito da un libro di fiabe: Le petit chateu de Papa Noel. pagina FB  che il sito ma merita una visita perché la merce esposta è davvero di qualità superiore ed unica e perché la bottega è davvero molto accogliente. Nelle mattine dei giorni 16,17 e 23 dicembre 2017, dalle ore 10 alle 13.00, inoltre, Babbo Natale aspetterà tutti i bimbi nel suo "Piccolo castello", per la consegna delle letterine e per una foto ricordo con lui...
Già entrare in contrada Mondovì dopo la nevicata di sabato 2 ci farà immergere in un’atmosfera natalizia che difficilmente troveremo in qualsiasi mercatino della provincia. Indipendentemente dalla neve, contrada Mondovì è uno dei luoghi più magici di Cuneo e mi accorgo di non averle mai dedicato un bell’articolo, anche se è stato uno degli angoli della città di cui mi sono innamorata immediatamente. Ricordo benissimo quando, dopo i provvidenziali passaggi di Blabla venivo lasciata al parcheggio sottostante, percorrevo la piccola salita e, in attesa dell’autobus o del marito che mi venisse a recuperare, entravo in contrada per respirarne l’aria. La piccola bottega di cui vi parlo è proprio all’inizio della contrada, accedendo dal Lungogesso, davanti alla Chiesa di San Sebastiano. Del petit chateux, marchio registrato di Castelmar, esiste sia la 



[Crediti sulle immagini. Tutte le fotografie sono state scattate da me, tranne quella di Babbo Natale che arriva da qui]