sabato 24 settembre 2016

Bar Ricky : il miglior caffè di Cuneo

Devo ringraziare pubblicamente Silvio, il mio compagno di viaggi blablacar, che ha reso meno gravoso il mio ultimo anno di pendolarismo Liguria-Piemonte, per avermi fatto conoscere questa piccola torrefazione accanto alla stazione di Cuneo.
Quando arrivate in stazione a Cuneo troppo presto, in pieno inverno quando è davvero troppo freddo per aspettare sul binario o nell'atrio non propio confortevole, il vostro sguardo corre veloce intorno alla piazza alla ricerca di un punto di ristoro e non so perchè non scorgerete immediatamente la piccola torrefazione alla vostra sinistra.
NO! non andate sotto i portici ma date le spalle alla stazione e guardate a sinistra. Lì nell'angolo davanti al Lungostura c'è il Bar Ricky, una piccola torrefazione che, mi raccontava Silvio, sceglie con cura le miscele.
Non ho mai provato a fermarmi nel bar a mezzogiorno anche se mi hanno detto anche i panini sono davvero molto buoni.
Posso solo raccontarvi le mie colazioni strepitose con cappuccini dalle fragranze profumate e biochè calde e croccanti, servite sempre con un sorriso e tanta tanta gentilezza.
Abbiate fiducia e non lasciatevi ingannare dall'aspetto esterno: appena entrati il profumo del caffè vi racconterà l'amore e la passione del proprietario per il suo lavoro e nessuno vi negherà mai un sorriso e la gentilezza di chi fa il suo mestiere con passione.




lunedì 5 settembre 2016

La diga del Chiotas

Nell'elenco dei lavori che non si immaginerebbero mai, almeno per me, rientra anche quello del "guardiano della diga".
Da ligure (ignorante, forse) non avevo mai sentito parlare della diga del Chiotas, piccolo paese in provincia di Cuneo.
E' grazie ad un amico che una volta al mese si trova all'interno della diga per monitorare lo stato della stessa che ne sento parlare la prima volta.
Ho deciso, per evitare inutili ridondanze, di evitare in questo blog spiegoni che potete trovare altrove e raccontarvi solo ed esclusivamente la mia esperienza e le mie sensazioni.

Per arrivare alla diga, si seguono le indicazioni per Borgo San Dalmazzo, prima, per Valdieri poi.
Dopo aver superato il paese di Valdieri, si seguono le indicazioni per Entracque, salendo su una strada molto ripida che consiglio di percorrere lentamente perchè non è raro l'attraversamento di animali, soprattutto quando cala la sera.
Subito dopo Entracque c'è il Centro Faunistico Uomini e Lupi che confido di riuscire a visitare il prima possibile.
Per raggiungere la diga, visto che la carrabile adesso è chiusa e riservata a chi lavora all'interno della centrale, c'è un sentiero ben segnalato grazie al quale si raggiunge il Rigugio Genova.
Tra i tanti siti in cui viene descritto il percorso, segnalo quello delle Alpi Cuneesi, ricco di fotografe ed informazioni utili.

Credo di essere stata fortunata, perchè oltre allo spettacolo delle montagne lontane viste dall'altro, ho avuto il privilegio di perdermi all'interno dei tunnel scavati dall'uomo per imbrigliare la natura ed assoggettarla.
Vi assicuro che le sensazioni provate all'interno della montagna sono molteplici: per me ha prevalso la paura, sentire sopra di me la montagna, sentirmi circondata da roccia, perdere completamente il senso dell'orientamento (che già mi manca all'aria aperta) però mista alla paura c'era l'orgoglio dell'uomo che ha costruito un'opera così immensa.

Consiglio, senza dubbio una sosta al Rifugio Genova dove abbiamo cenato.
Il ritorno in notturna permette l'osservazione diretta dei capriolo che saltellano allegramente sul sentiero, senza nessun timore.



martedì 30 agosto 2016

In bicicletta alla scoperta di antichi mulini e martiretti

Quando vedo affisso il volantino che reclamizza il percorso ciclabile nella campagna saviglianese non sto in me dalla gioia...è il momento di portare la mia vecchia Spillo, compagna di tante avventure, dalla Liguria e di cominciare a testare anche questo aspetto della Granda.
In effetti le provinciali, molto trafficate, con ciclabili pressoché inesistenti ed automobilisti che non rispettano i limiti di velocità, non mi invogliano troppo ma confido che il Centro di Turismo Escursionistico  di Savigliano che organizza la ciclo escursione saprà guidarmi alla scoperta del territorio attraverso piccole strade secondarie.
Dopo una bellissima giornata trascorsa sulla mia due ruote posso dire che le mie aspettative non sono andate deluse.
Nonostante la temperatura elevata, i partecipanti all'escursione erano più di 25 e si sono incontrati all'inizio del percorso che ci ha fatti immergere nella campagna intorno a Savigliano.
La guida; Giovanni Badino, ha studiato un itinerario in pianura in mezzo a campi di granturco nella zona tra il Rio Chiaretto ed il Maira, un tempo ricca di industrie manifatturiere che sfruttavano l'energia idraulica. 
Partendo dall'incrocio tra via Mormanno e Via Suniglia, vicino al passaggio a livello, abbiamo imboccato la piccola strada di campagna che va verso sud sino ad arrivare al primo mulino ad acqua della nostra visita. Ormai in disuso da anni, macinava le farine con enormi ruote di pietra in ottimo stato di conservazione.
La sosta nel bellissimo bed and breakfast Il Ciabot sulla strada Sorba ci ristora: sotto un porticato ombroso i padroni di casa ci offrono bevande fresche ed i tipici biscotti di Levaldigi, i pnon.
Non li avevo ancora assaggiati e se richiamano, come forma, i savoiardi, non ne ricordano per nulla il sapore. Sono biscotti dalla consistenza rigida con un sapore ed una forma allungata e stretta. Il sapore è burroso, con retrogiusto di limone e mandorla...insomma vanno assaggiati.
Il Ciabot
Grazie alla disponibilità dei nostri ospiti, la pausa per il bagno ci permette uno sguardo ad una delle camere del bed and breakfast che, adetta della nostra guida, non è la più bella...
Dovessi partire o arrivare all'aereoporto di Levaldigi e cercassi un luogo tranquillo dove dormire la mia scelta ricadrebbe sicuramente su questo Bed & Breakfast.
Dopo la sosta, Levaldigi con il suo mulino e il suo martinetto sono ormai vicini.
Anche il mulino di Levaldigi giace abbandonato e ormai quasi in rovina e possiamo ammirarne solo l'esterno.
Più suggestiva la visita al martinetto, che riusciamo a visitare grazie agli attuali proprietari.
Ammetto la mia ignoranza ed ammetto che non conoscevo il significato della paola "martinetto" ma appena entriamo nella vecchia fucina, immagino la fatica della lavorazione dei metalli utilizzando solo la forza umana e quella idraulica.
L'interno del martinetto di Levaldigi è molto ben conservato e Giovanni risponde in maniera esauriente ed approffondita a tutte le domande.
Durante il ritorno scopriamo che prima del 1500 la zona che stimo percorrendo in bicicletta era ricca di prati umidi, ricchi di acque e fontanili: grazie alla conformazione del territorio, che fu bonificato dai Calandra, fecero la loro comparsa i mulini che abbiamo visitato, i mrtinetti e le segherie e i torchi dell'olio che sfruttavano le acque. 
Ho cercato di ricostruire, a memoria, il percorso fatto sabato e l'ho condiviso qui.

venerdì 5 agosto 2016

Bar Gelateria Corso

Decido di concludere i post della settimana con un'altra pasticceria/gelateria di Cuneo : il bar gelateria Corso, in corso Nizza a Cuneo.

Confesso di esserci passata davanti tantissime volte nelle mie peregrinazioni, ma non mi ha mai ispirato troppa fiducia perchè, ormai viziata dalla magnificenza di altri bar dall'aspetto sabaudo, questi tavolini moderni buttati a caso sotto i portici, il dehors moderno e, soprattutto, i congelatori che espongono i dolci, posti lungo tutto il lato esterno del locale, mi trasmettevano disagio e senso di abbandono.

Poi una sera, girando un po' a caso in una Cuneo deserta e con quasi tutti i locali che siamo soliti frequentare chiusi, in un momento di serendipitezza ho scoperto che cosa nella mia vita era mancato sino a quell'attimo in cui mi sono seduta ad un tavolo del Bar Gelateria del Corso e l'ho assaggiato... il fondente in tazza accompagnato da una diplomatica superba.
E' impossibile riuscire a spiegare la sensazione che dà gustare una tazza di questa prelibatezza, quando fuori ci sono temperature artiche (per una ligure), il tutto accompagnato dall'immancabile dolce.

In estate il Corso è diventato uno di quelli che visito più spesso : capita di aver voglia di cenare con un solo gelato e dopo una giornata di lavoro  questo locale ti accoglie, a braccia aperte, con una carta gelati pressoché infinita.
Personalmente, consiglio i gusti nocciola e pistacchio e il tegolino...insuperabile.

mercoledì 3 agosto 2016

Arione a Cuneo

La pasticceria Arione è stata la mia prima scoperta dolciaria nella Granda.
Ricordo ancora il primo viaggio della speranza di oltre sette ore dalla Liguria a Cuneo e, nell'attesa di essere portata a casa perchè anche l'ultimo autobus era partito,  la cioccolata calda e la meringa di Arione.

L'innamoramento subitaneo per le gigantesche meringhe di Arione mi aveva spinta ad informarmi meglio sulla storia di questo locale e sul loro sito avevo visionato uno spezzone tratto da I compagni di Monicelli, in cui un giovanissimo Mastroianni si siede ad un tavolo all'interno del bar, mentre Piazza Galimberti ammicca in tutta la sua sabauditudine...

Visionando il filmato, si intuisce che l'interno non è cambiato molto in questo mezzo secolo, il film di Monicelli è del 1963. L'esterno è notevole e richiama alla mente le belle pasticcerie di fine Ottocento che si susseguono nella capitale sabauda.
Il sito conferma che le modanature esterne in radica sono originali degli anni Trenta e i piccoli tavolini rotondo all'interno ci fanno immaginare alcuni padri fondatori seduti, come i cavalieri della Tavola Rotonda, a discutere le sorti della nascente Italia.

Leggevo che ad Arione si deve l'invenzione dei famosi cuneesi al rhum che Hemingway, su consiglio del suo editore Arnaldo Mondadori, donò alla moglie che era in vacanza a Nizza.
Non posso, però parlarvi dei cuneesi perchè non li ho ancora assaggiati ma le meringhe, disponibili in diverse varianti, credo potranno conquistare anche il più scettico.
L'equilibrio tra la panna e l'aroma che sceglierete è semplicemente perfetta...la meringa si scioglie in bocca ed le dimensioni sono davvero oltre gli standard classici...



lunedì 1 agosto 2016

Antica Pasticceria Caffetteria Daniele Nadia Cucchetti a Dronero

Chi mi conosce lo sa: mi piace mangiare, adoro i dolci e la pasta, ma non disdegno un pranzo ricco e saporito. Pare strano anche a me che non abbia ancora dedicato un po' del mio tempo a recensire qualche ristorante o pasticceria della Granda; in questi quattro anni ho mangiato in molti posti, in molti dei quali sono tornata più volte perchè hanno fatto innamorare le mie papille gustative.
Non ne ho scritto perchè non pensavo avrei mai vissuto qui e l'idea di aprire una sorta di diario di viaggio, sperando che potesse essere utile a qualche viaggiatore, non mi aveva mai sfiorata.  
Dovendo cominciare, decido di partire dalla mia passione : le pasticcerie.
Per me il rito della colazione è sacro: posso saltare il pranzo, mettere insieme una rapida insalata per la cena ma la colazione non la salto mai. Mi piace svegliarmi e mangiare i cereali della Forneria Artigiana Cavanna, di cui credo parlerò presto, ma se sono di fretta, se non è passata la mezz'ora canonica dall'assunzione del malefico Eutirox e mi ritrovo a dover fare colazione in giro ho identificato, sul territorio, una serie di caffè e pasticcerie in cui vi consiglio di passare.
Parto dalla prima che mi ha fatta innamorare: la pasticceria che si trova sotto i portici di Dronero, in Via Giolitti 41.
Crostatina alle mele
Avevo letto nella pagina che i titolari hanno dedicato alla pasticceria, che il locale aveva ospitato, a fine Ottocento, Giuseppe Galetti pasticcere e sindaco di Dronero a cui viene attribuita la paternità dei Droneresi al rhum.
Scopo di Daniele e Nadia, si legge sempre nella pagina citata, è quello di far tornare il locale ai vecchi fasti.
Mi ero fermata nella loro pasticceria dietro consiglio di un amico ed ammaliata dal canto delle meringhe alla crema sono entrata e mi sono seduta in uno dei tavolini del locale.
"Chiedi e ti sarà dato" potrebbe essere la chiosa che rappresenta al meglio cosa vi attende quando varcate la soglia della pasticceria. Nella vetrina all'ingresso, distese di paste di diversa foggia e colore, profumo di cacao e cannella, e il sorriso di chi vi accoglie e vi indirizza nella giusta direzione. 
Se sono state appena sfornate, non posso che consigliarvi di assaggiare una meringa con la panna ma, nel caso fossero finite, chiedete consiglio a chi vi ha accolto: sapranno consigliarvi al meglio.

domenica 31 luglio 2016

La bagna cauda

Un ex collega, diceva spesso, alludendo ad alcune dipendenti dell'azienda in cui entrambi lavoravamo e che utilizzavano Excel spesso senza criterio che, se avessero potuto, ci si sarebbero fatte anche il bidet, espressione colorita ma che bene rende l'idea.

Se dovessi scrivere un'equazione direi che i fogli di calcolo di Excel stanno alle mie ex colleghe come la bagna cauda sta ai piemontesi.

Per tutti quelli che non hanno mai avuto il piacere di assaggiarla, dico soltanto che la cucina piemontese, per i miei gusti, è in grado di offrire qualcosa di meglio di questo intingolo (voglio essere gentile) composto da burro, olio, aglio e acciughe sotto sale.

Nella Granda credo piaccia davvero molto perchè l'ho vista in moltissimi menù e, in alcune pizzerie, anche come ingrediente.

Al ligure che le acciughe preferisce mangiarle fritte, suggerisco di star lontano dalla bagna cauda...ai temerari ne consiglio l'uso moderato e, sicuramente, mai sulla pizza.